La ricerca su questo vitigno ha rivelato con chiarezza l'esistenza di almeno due varietà di Maiolo a bacca scura, oltre a una varietà a bacca bianca 🟡 coltivata in zone montane (probabilmente un altro vitigno comune che ha cambiato nome localmente, simile a quanto accaduto con il Verdicchio diventato Salamino Bianco nel modenese).
Le due varietà a bacca scura sono così distinguibili:
Un Maiolo "tenero" di scarsa qualità, dal colore più chiaro, utilizzato principalmente per l'impollinazione del Lambrusco di Sorbara, la cui coltivazione è stata progressivamente abbandonata a cavallo del Novecento. Dai documenti emerge che era presente soprattutto nell'area di Santa Croce verso il Correggese. Secondo il volumetto "Il grappello Ruberti nella storia della viticoltura mantovana" del 2014 Attilio Scienza ipotizza che si tratti del Salamino Tenero, citato spesso in fonti locali. 🔴
Un Maiolo "nerissimo", storicamente coltivato nelle zone montane, che seguiva una distribuzione geografica che dall'Appennino modenese (in particolare nelle zone di Fanano e Pavullo) si estendeva attraverso Bologna e Imola fino a Ravenna, Faenza, penetrando anche nella Romagna. Le fonti storiche descrivono quest'ultimo come un'uva dai grappoli belli, lunghi e spessi, dal sapore particolarmente dolce e a maturazione precoce, capace di produrre vini di colore intenso. Questa varietà, menzionata in diversi trattati storici di ampelografia, sembra avere avuto maggiore importanza e diffusione rispetto alla variante "tenera" ⚫
- Mick


E un’altra spezie, la quale è detta maiolo, ed è uva molto nera, la quale si matura avaccio, e fa i grappoli belli, lunghi , e spessi, ed è in sapor dolcissima, e fa vin duro , e assai conservabile, quasi nero, ed è assai fruttifera, ma teme alquanto il mollume, e provien nel piano, e neʼmonti, e questa è avuta a Bologna in luoghi infiniti1.
A Ravenna, nel XVI secolo, Bernardino Carroli cita un’uva maiola buona da tavola e da vino:
– M Ch’altra sorte d’uva si potrà piantare, che facci vino assai, e non sia cossi dannificata?
– M Giro. Ve ne sono di molte sorti, buone si per mangiare, come anco, per far vino; E sono anco queste danneggiate, ma nõ si deue per questo restar di piantare, perche sono vue bonissime; come albana negra, loccesa, bertonaccia, trebbiano, e maiola; queste tutte son’vue buone per vino, e per mangiare; vene sono poi dell’altre, le quali sono buone p far vino, e non sono tante danneggiate, per non esser da mangiar buone, come la canina, la cornacchia, auarana, basigana, rassone, negreda, & albatica; queste fanno vino assai, e nõ patiscono danno2. ⚫
Voi il mosto esser d’albana / E sia giala e ben matura / Dolce, e biancha, ma lontana / Nata sia da la coltura / Anco e bon, for di misura / Il maiolo e l’albanon3. ⚫
Domenico Zauli lo menziona nel suo commento agli statuti di Faenza: “8 Non sia lecito portare a vendere uva durante il tempo dell’uva a persona alcuna anco forastiera, eccetto il moscatello, lujatica, majolo, uva Romanina, pergola, gibibbo, ed altre simili sotto pena della perdita dell’uva, e di uno scudo”4. ⚫
P. MAJOLO. Spezie d’uva nera. Cresc. Lib. 4. cap. 4. E un’altra spezie, la quale è detta majolo, ed è uva molto nera, la quale si matura avaccio, e fa i grappoli belli, lunghi, e spessi, ed è in sapor dolcissima, e fa via duro5. ⚫
Maiolo, tra le viti d’uva nera6. ⚫
Era comune questo tipo di potatura biennale prima dell'introduzione del cordone sepronato, soprattuttoin collina. Nel Modenese il 99% della produzione avveniva su vite maritata e la potatura avveniva "mezzo campo alla volta" - Mick
Magliolo è buono; ha il grappolo corto, e le grana fitte e rotonde, ma non tanto nere. V’è certo Magliolo, che sotto le grane ha la muffa: questo credo poco buono, e temo che il vino possa guastarsi7. 🔴
UVE DEL BOLOGNESE: Albana, Albana n, Alionza, Angiola b, Bottona, Forcella, Galletta, Gatta, Grilla n, Lugliatica, Lambrusca n, Montonega, Moscatello, Moscatello n, Malvagia, Barbosina, Durella, Malisia, Schiavona, Verdecchia, Albanona, Querzola, Tremarina, Berzemino, Baccarina, Tosca detta Alamanna, Agresto, Leatico, Buscherona, Majolo n, Brumesta n, Sampiera n, Viaresca n, Tosca n, Lambruscone n, Cagnone n, Scorticone n, Tremarina rossa, Leatico n, Berzemino n, Galletta n, Brunetta n, Covra n, Sangioveto n, Negrettino, Paradisa, Pomoria, Ruzzolotto, Torbiano ,Uva d’oro, Vernazza, Zibibo8. ⚫
Maiolo
Grappolo piccolo, piramidale, corto, con corti picciuoli molto esili.
Acino anch’esso piccolo, sferico, polveroso.
Buccia sottile, rosso-rosa, sfumata al verde nell’interno del grappolo.
Sugo copioso, quasi incolore, ed inaroma, dolce, acidetto.
Uva ragguardevole, quasi eguale alla Salamina di cui al della quale si può ritenere una varietà molto affine, e ne ha le stesse qualità, in grado alquanto scadente, compensato dalla maggior quantità di prodotto, e più facile attecchimento.
La vite si adatta anch’essa alle varie gradazioni di terreni vitiferi, e getta fitti ma corti tralci, forniti tutti del loro frutto staccando il quale, bene spesso viene staccato anche il tralcio sua inserzione sul legno vecchio9. 🔴
Maiolo n. coltivato a Bologna10. ⚫
Majolo MODENESE. Desc. AGAZ. Il DE CRES. ne ha parlato nel suo Opus ruralium commodorum secondo ROX11. sarebbe id. al Tempranillo. Anche O. 51612 lo dice sin. di Tempranillo. Probabilmente son due uve diverse: l’Italiana e la Spagnuola13. ⚫🔴
Majolo
TRALCIO. Giallo-rossiccio, a strie un po’ spiraliformi, a internodi per lo più uguali al peduncolo.
FOGLIA. Lembo quasi orbicolare a 5 lobi avvicinati, incisi, talvolta appena, al più ⅓. Denti poco profondi e molto mucronati. La pagina superiore, ben piana, è di color verde-carico, l’inferiore tomentosa.
Peduncolo un po’ prismatico, rossiccio, ingrossato alla base, poco genicolato e poco contorto, lungo circa la metà della nervatura centrale.
GRAPPOLO. Cilindrico, assai serrato, a 3-4 assi secondari un po’ allungati, di cent. 20, a peduncolo breve, rachide ben verde.
Acino sferico di mm. 15×16, dolciastro-slavato, a buccia nera, piuttosto grossa, con molta cera.
Semi 3-4 brunicci, a cicatricola saliente.
Vitigno poco frequente, assai ferace, resistente all’oidio. L’uva matura sul finire di settembre; dà vino colorato, ma di poca durata. Viene abbandonata. È una varietà, pe’ suoi caratteri botanici, somigliante alla precedente. Il Cauda che loda il Majolo, credo parli di uno dei gherpelli che saranno descritti più avanti, e che da qualche contadino vengono sempre con nome denominati14. 🔴
Un maiolo (a bacca bianca?) e un majolo a bacca nera sono citati tra i vitigni del bolognese nel Bollettino Ampelografico15. ⚫🟡
I vitigni caratteristici del Fananese sono più particolarmente i seguenti: Uva Tosca , Schiava bigia (bianca) , Schiava rossa, Maiòlo bianco, Maiolo nero, Vernazza , Negrettino , Uva da colore (Teinturier) ecc . Vi sono state, qualche tempo addietro, introdotte le varietà francesi e piemontesi più in voga , come Cabernet, Malbec, Barbèra ecc. , ma sono ancora rinserrate negli stretti confini di alcune piccole vigne appartenenti a proprietari intelligenti e studiosi . C’è inoltre, sparso qua e là, qualche saggio di Aleatico, di Moscato e d’altre varietà relativamente più delicate ed esigenti, con le quali, dove la esposizione è buona e protetta, si hanno uve che danno colà pure vini eccellenti , provvisti di sufficiente “bouquet” e serbevoli quanto si può desiderare16. ⚫🟡
Il Maiolo è diffusissimo in montagna [a Bologna e Modena]. Il Maiolo nero ha grappoli riuniti quasi cilindrici qualche volta un po’ allargati alla base corti con raspo verde, e acini piuttosto sferici a buccia resistente rossa. Il sugo è abbondante, un po’ meno acidetto di quello dell uva Tosca e relativamente poco colorato. È una varietà questa che cresce bene in quasi tutti i terreni, da tralci robusti ma piuttosto corti, foglia non è cosi profondamente lobata come nella Uva Tosca. La varietà bianca ha caratteri pressappoco uguali tranne naturalmente il colore buccia che è giallognolo e l’aspetto della foglia che è di un verde sbiadito17. ⚫🟡
Majolo – Buona da vino18. ⚫
Il cavalier Giuseppe Poli, a Belvedere di Castagneto (Pavullo, MO) nel 1882 produce un’annata di un vino bianco con Cottarina, Maiolo e Uva da Vespe. Di color giallo chiaro, piuttosto torbido, dal profumo lieve e sapore dolcigno, abboccato, pieno. Spumante19. 🟡
Maiolo tenero evidenziato. Le sue caratteristiche sono:
- Uso: da vino
- Colore della buccia: rosso cupo
- Località: Santa Croce
- Sistema di coltivazione: ad alberi
- Apprezzamento locale: cattivo
- Analisi chimica: Glucosio 18,5, Acidità totale 0,90, Bitartrato potassico 0,50
- Analisi organolettica: colore rosso sbiadito, sapore dolciastro
- Osservazioni: “coltivazione abbandonata”20 🔴
La tabella “Composzione dei vini Mantovani Anno 1887” a Ponti sul Mincio, nel distretto di Castiglione, assieme a Marzemino e Corva21. 🔴
In Emilia sono coltivate queste uve nere: Albana, Brumesta, Berzemino, Brutta, Cagnone, Covra, Grilla, Galletta, Lambrusca, Lambruscone, Leatico, Moscatello, Maiolo , Sampiero , Scorticone , Sangioreto, Tosca, Viaresca22. ⚫
Da notare che in questo testo viene citato il maiolo tra le uve nere e non di altri colori, come invece il Negrettino.
I vitigni ad uva rossa maggiormente coltivati [a Modena] sono l’Uva d’oro, il Lambrusco di Sorbara, il Lambrusco Salamino, il Majolo, il Berzemino, la Graspamarsa, la Brugnola, la Negretta, la Teresa (volpicella) e la Corta. Fra i vitigni ad uva bianca predominano il Trebbiano e il Moscato nel colle; la Ciocchetta, la Grandigiana, la Gherpella e la Malvasia nella pianura23. 🔴
“Maliolo v. majolo” -> “Majolo = vigna di una certa qualità d’uva”24. ⚫🔴
Nel Vocabolario del 1922 Zingarelli menziona il maiolo: +maiòlo, m. → Sorta di uva nera che matura presto, e fa i grappoli belli, lunghi e spessi, di sapore dolcissimo25. 🔴
Maiolo. Predomina nella valle del Panaro , è fertilissimo, ma meno resistente del Salamino alle malattie crittogamiche. Produce bene con la potatura biennale. Il vino riesce buono, ma inferiore a quello del Salamino26. 🔴
Il Maiolo, coltivato nella zona del lambrusco sorbarese, vitigno fertilissimo assai prossimo al salamino di S. Croce, ma di minor valore27. 🔴
Coltivato a Bomporto assieme a Salamino, Uva d’Oro e Lambrusco Sorbarese28. 🔴
Un “maiolo a grappolo piccolo” è citato in Trattato di viticoltura di Angelo Manaresi, tra le uve di Modena. Non è menzionata a Bologna29. 🔴
«Maiolo», «Majolo» (nel Modenese, zona di Pavullo; nel Sorbarese, invece, abbiamo trovato un «Maiolo» detto anche «Gris», che però non ha nulla a che vedere con il vitigno qui descritto).30 ⚫🔴
Negli Atti dell’Accademia italiana della vite e del vino del 1959 maiolo e majolo (e negrettino) sono indicati come sinonimi di Negretto31. 🔴
“1) Grappoli di Lambrusco di Sorbara. 2) Grappolo di Lambrusco di Sorbara impollinato artificialmente con Majolo.” Dalla pagina 105: “Nel 1960 e ’61, usai polline di un vecchio vitigno della zona Sorbarese che era un tempo in onore ed ora sta scomparendo con le alberate. Intendo parlare del «Majolo» (1). I grappoli che ne sortirono sulla vite madre di L.sco di Sorbara furono una cosa veramente eccezionale; non un solo grano acinellato e l’allega…”32. 🔴
Il maiolo è citato tra le uve “rosse pregiate, quali il lambrusco, il maiolo, il mezzanino, l’albana rossa.” offerte come regalie nel 170033. ⚫
Appendice A: Sono indicati in maiuscolo i nomi dei vitigni ed in minuscolo i relativi sinonimi > 176. – NEGRETTO, Maiolo, Negretta, Negrettino34. 🔴
Nel libro Vita di Andrea Costa di Di Nazario Galassi viene citato un contratto agrario del 1766 dove il propietario di un terreno coltivava il maiolo35.
Mario Soldati nel suo secondo viaggio del 1970 presso l’azienda agricola modenese Angiolini scrive “Il Lambrusco di Sorbara, dunque, è un vitigno autosterile: perché i suoi fiori siano fecondati e perché la vigna dia frutto, è necessaria l’impollinazione da altri tipi di Lambrusco. A questo scopo, Angiolini sfrutta il Lambrusco Salamino e il Lambrusco Maiolo, piantando un filare dell’uno e dell’altro ogni due filari di Sorbara. La proporzione (40% Salamino o Maiolo, 60% Sorbara) è poi la stessa che entra nella composizione delle uve alla pigiattura. Per facilitare, a primavera, l’ardua e delicata operazione dell’impollinatura, Angiolini usa speciali ventilatori intubati, che soffiano sui fiori del Salamino o del Maiolo e li sospingono verso quelli del Sorbara: misto a quel soffio che lentamente percorre le vigne, è uno speciale «zolfo ormonico», che aiuta e disinfetta il vegetale amplesso. Va da sé che il Maiolo e il Salamino fioriscono, naturalmente, alla stessa epoca del Sorbara. Egregi «impollinatori», sono, ambedue, molto mediocri, specialmente il Maiolo, quando, per avventura, vinificati da soli.36” 🔴
Sandro Bellei scrive “Il Majolo è un’uva modenese simile al Lambrusco Salamino. È stato descritto dal Maini e dall’Aggazzotti, che definiscono la sua uva ragguardevole, quasi eguale alla Salamina, della quale si può ritenere una varietà molto affine, avendone le stesse qualità37.” 🔴
Riporto qui per completezza la descrizione del Lambrusco Salamino Tenero come data da Ramazzini
Lambrusco salamino tenero 🔴
TRALCIO. Leggermente schiacciato, rigato, poco duro al taglio; internodi medi, più corti del picciuolo, di colore avana chiaro; nodi poco rigonfi, di colore degli internodi.
FOGLIA. Media, piana, di mediocre consistenza; la pagina superiore è di un verde-gialliccio, liscia; la inferiore è cotonosa con nervature giallo-verde chiaro, coperte di peli.
LEMBO quintilobato a lobi regolari, ottusi alquanto; seni aperti, ellissoidi, i superiori profondi più di ⅓, gli inferiori meno; seno del picciuolo aperto, dentatura spiccata, ottusa, non uniforme, mucronata.
PICCIUOLO poco più corto della nervatura di mezzo, liscio, con piccola scanellatura, di colore rosso, curvo e poco ingrossato alla base.
GRAPPOLO. Conico, spesso serrato di 10-15 cm, con 3-4 assi secondari, qualche volta il primo lungo. Peduncolo medio, robusto, di colore verde; rachide e pedicelli verdi, corone rossiccie.
ACINO sferico di 13-15 mm., buccia nera, lucida, sottile, con molta cera; polpa sugosa, molle, di sapore dolce-agretto.
VINACCIUOLI 2-4 rossicci, con cicatricola grande ma poco rilevata.
MOSTO rosso, dolce gustoso.
In 100 grammi di mosto vi sono: Glucosio gr. 18,5 - Acidità totale 0,78
Questa varietà è pochissimo coltivata, specialmente perchè soffre moltissimo l'oidio. Prima però che le viti fossero attaccate da questa malattia, era coltivata su larga scala, specialmente in S. Croce. Presto quei bravi agricoltori si accorsero, che non era vitigno per loro e lo abbandonarono, cosicchè ora se ne vedono poche viti, punto curate. Nel comune di Modena se ne riscontra qualcheuna, specialmente nei piantamenti vecchi, in villa S. Cattaldo e Ganaceto. È vitigno di vegetazione robusta, di produzione abbondante ma incerta.
Caratteristica | Malavasi (Maiolo) 🔴 | Aggazzotti (Maiolo) 🔴 | Ramazzini (Salamino tenero) |
TRALCIO | Giallo-rossiccio, strie spiraliformi, internodi = peduncolo | – | Leggermente schiacciato, rigato, poco duro al taglio; internodi medi, più corti del picciuolo, colore avana chiaro; nodi poco rigonfi, colore internodi. |
FOGLIA | Lembo quasi orbicolare, 5 lobi, incisi al più ⅓, denti poco profondi, mucronati, pagina sup. verde-carico, pagina inf. tomentosa. | – | Media, piana, mediocre consistenza; pagina superiore verde-gialliccia, liscia; inferiore cotonosa, nervature giallo-verde chiaro, coperte di peli. Lembo quintilobato, lobi regolari, ottusi; seni aperti, ellissoidi, sup. profondi più di ⅓, inf. meno; seno picciuolo aperto, dentatura spiccata, ottusa, non uniforme, mucronata. |
PEDUNCOLO | Prismatico, rossiccio, ingrossato alla base, poco genicolato, lungo circa metà della nervatura centrale. | – | Picciuolo poco più corto della nervatura di mezzo, liscio, piccola scanellatura, colore rosso, curvo, poco ingrossato alla base. |
GRAPPOLO | Cilindrico, serrato, 3-4 assi secondari allungati, 20 cm, peduncolo breve, rachide verde. | Piccolo, piramidale, corto, picciuoli esili. | Conico, spesso serrato, 10-15 cm, 3-4 assi secondari, qualche volta il primo lungo. Peduncolo medio, robusto, verde; rachide e pedicelli verdi, corone rossiccie. |
ACINO | Sferico, 15×16 mm, dolciastro-slavato, buccia nera, grossa, molta cera. | Piccolo, sferico, polveroso; buccia sottile, rosso-rosa, sfumata al verde; sugo copioso, incolore, inaroma, dolce, acidetto. | Sferico, 13-15 mm, buccia nera, lucida, sottile, molta cera; polpa sugosa, molle, dolce-agretto. |
SEMI | 3-4 brunicci, cicatricola saliente. | – | Vinacciuoli 2-4 rossicci, cicatricola grande ma poco rilevata. |
ALTRO | Vitigno poco frequente, ferace, resistente all’oidio, matura a fine settembre, vino colorato, poca durata. | Uva ragguardevole, quasi uguale alla Salamina, varietà affine, stesse qualità, prodotto abbondante, facile attecchimento, si adatta a vari terreni, tralci fitti e corti. | Mosto rosso, dolce gustoso. In 100g mosto: Glucosio 18.5g, Acidità 0.78g. Poco coltivata, soffre oidio. |
- Pietro de’ Crescenzi – Trattato di Agricoltura, 1309 ↩︎
- Bernardino Carroli – Il Giovane Ben Creato, 1583 ↩︎
- G. Cesare Croce – Canzone nuova e ridicolosa in lode de’ sughi, 1610 ↩︎
- Domenico Zauli – Observationes canonicae civiles criminales…, 1724 ↩︎
- Vocabolario degli Accademici della Crusca tomo 7, 1804 ↩︎
- Filippo Re, Rapporto a sua Eccellenza il sig. Ministro dell’Internosullo stato dell’orto agrario della r. università di Bologna, 1812 ↩︎
- Maini, Luigi – L’Indicatore Modenese n. 11 “Catalogo alfabetico di quasi tutte le uve o viti conosciute e coltivate nelle provincie di Modena e Reggio secondo i loro nomi volgari con altre osservazioni relative” – 1851 ↩︎
- Carlo Berti Pichat – Istituzioni scientifiche e tecniche, 1866 ↩︎
- Aggazzotti, Francesco – Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il csa. Avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro – 1867 ↩︎
- Giuseppe Frojo – Sul miglior modo di coltivare la vite in Ita, 1871 ↩︎
- Don Clemente Roxas Simon, canonico a Malaga , Vitigni dell’Andalusia . Spagna . ↩︎
- Conte Odart, Ampélographie universelle. Paris, librairie agricole, 1849 ↩︎
- Giuseppe conte di Rovasenda – Saggio di una ampelografia universale, 1877 ↩︎
- Lodovico Malavasi – Contributo all’Ampelografia Modenese, 1879 ↩︎
- Bullettino Ampelografico fascicolo X, 1879 ↩︎
- B. Moreschi – “La Viticoltura nella valle del Leo” Giornale d’Agricoltura, Industria e Commercio del Regno d’Italia, 1880 ↩︎
- B. Moreschi – “La Viticoltura nella valle del Leo” Giornale d’Agricoltura, Industria e Commercio del Regno d’Italia, 1880 ↩︎
- Notizie concernenti la Scuola e monografie dei gabinetti, 1881 ↩︎
- Alfonso Cossa – Le Stazioni Sperimentali Agrarie Italiane vol XI, 1883 ↩︎
- Enrico Ramazzini – Uve principali della pianura modenese, Analisi, 1887 ↩︎
- Bollettino del comizio agrario di Mantova, 1888 ↩︎
- G. Cusmano – Dizionario metodico-alfabetico di Viticoltura ed Enologia, 1889 ↩︎
- Notizie e studi intorno ai vini ed alle uve d’Italia, 1896 ↩︎
- Egidio Gorra – Lingua e letteratura spagnuola delle origini, 1898 ↩︎
- Nicola Zingarelli – Vocabolario della lingua italiana, 1922 ↩︎
- Giornale Vinicolo Italiano, n. 26, 1925 ↩︎
- L’Italia Agricola “Viticoltura ed Enologia”, 1927 ↩︎
- Annali del bollettino delle ricerche e della sperimentazione vol. 5 (Stazione sperimentale di Agricoltura), 1936 ↩︎
- Angelo Manaresi – Trattato di viticoltura, 1957 ↩︎
- Annali della sperimentazione agraria di Modena Volume 13, Numeri 1-2, 1959 ↩︎
- Accademia della vite e del vino, Atti vol. X, 1959 ↩︎
- Rivista di Frutticoltura 25, 1963 ↩︎
- Nazario Galassi, Dieci secoli di storia ospitaliera a Imola, 1970 ↩︎
- ISTAT – 3o Censimento generale dell’agricoltura, 1982 ↩︎
- Nazario Galassi – Vita di Andrea Costa, 1989 ↩︎
- Mario Soldati – Vino Al Vino, 2006 ↩︎
- Sandro Bellei – La Rivincita del Lambrusco, 2014 ↩︎