Repertorio Regionare RER V 191
Durella è un vitigno antico la cui uva veniva utilizzata per la produzione di vino ma che si può considerare a duplice attitudine. Il nome deriva infatti dalla lunga durata dell’uva in pianta e di quella distaccata, che veniva serbata per il consumo invernale. Reperita dal Consorzio per la tutela dei vini “Reggiano” e “Colli di Scandiano e di Canossa (Meglioraldi et al. 2013), Durella è stata propagata nell’ambito del progetto comprensoriale integrato della provincia di Reggio Emilia – P.S.R. 2007-2013, misura 214, az. – Agrobiodiversita’ ed è attualmente conservata presso l’Azienda agraria dell’IIS Zanelli (RE).
I riferimenti storici e la presenza di ceppi secolari sembrano legare strettamente questo vitigno al territorio emiliano. Gli esemplari reperiti a Compiano (RE) sono piante non innestate relitte di un vigneto impiantato tra il 1900 e il 1906 con materiale proveniente dalla vigna della parrocchia di Compiano, ancora più antica e oggi non più esistente. I vigneti erano presenti in quelle aree di alta collina e bassa montagna, come testimoniano le memorie di viaggio di Filippo Re (1800) che nella Lettera I, descrivendo le attività agricole di Vetto, località molto vicina a Compiano, scrive “Non mancano le vigne, come pure hanno in copia sufficiente i frutti”.
Filippo Re inserisce una vite Durella tra le uve bianche coltivate nel Bolognese nel catalogo dell’Orto agrario della Reale Università di Bologna, nel 1812. La Durella è citata da Caula a metà del ‘700 (Maini, 1851) e da Casali (1915), che riporta ‘Ova durèlla’ come nome reggiano e ‘Durella bianca’, come nome italiano. Caula, confrontandola con la varietà Ciocchella, la descrive come ‘poco buona… Non è sì colorita, né le grane sono così sode: il guscio però è della stessa sodezza: la polpa è più tenera, e dolce, ma alquanto insipida”. A questa descrizione la Durella di Compiano corrisponde per la consistenza della buccia. Nel 1922, Franceschini e Premuda citano la Durella tra i vitigni ad uva bianca che caratterizzano la piattaforma ampelografica del territorio di Reggio Emilia insieme a Dolciola, Trebbiano e Retica.
A metà del secolo precedente, Gallesio, nei suoi giornali dei viaggi, parla di un vitigno Durella nella sua visita in Romagna: «Solarolo 18 settembre 1839. Nel casino del conte Tampieri. Le uve bianche…. Durella». Non è possibile però sapere se ci sia corrispondenza con la Durella emiliana. Durella è infatti un nome piuttosto comune, che fa riferimento anche alla consistenza della polpa e della buccia. È stato quindi adottato per vitigni di altre parti d’Italia, di cui è però stata accertata la distinzione genotipica. Il vitigno è infatti omonimo di una Durella veneta, iscritta al RNVV (codice 077, G.U 149 del 17.-6-1970), che differisce per il profilo degli SSR.
Quest’ultima varietà è citata da Acerbi che ne dà una breve descrizione: “Foglie ottuse assai grandi non lobate, ma largamente dentate, con denti ottusi, intieramente glabre, con nervi prominenti nella pagina inferiore: picciuolo grosso, striato, di color nero, e lungo da 6 a 7 centimetri- Grappolo piccolo, spargolo. Acino rotondo, molto duracino, e di bel color nitido bianco. Si conserva bene nel verno; ma non dà buon vino”. La descrizione consente di evidenziare differenze con la Durella emiliana per caratteri morfologici, come la forma della foglia.
In Lunigiana è poi presente il vitigno Durella gentile, ma il confronto dei profili degli SSR ne ha chiarito la
differenza genetica dalla Durella di Compiano (D’Onofrio, com. personale), oltre che dalla Durella vicentina (Scalabrelli et al. 2006).
ZONA TIPICA DI PRODUZIONE
Attualmente non più coltivata, era presente nelle aree alto collinari e di bassa montagna del circondario di
Compiano.
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
- Acerbi G., 1825. Delle viti italiane, ossia materiali per servire alla classificazione, monografia e sinonimia, preceduti dal tentativo di una classificazione delle viti. Ed. G. Silvestri – Milano
- Casali, 1915. I nomi delle piante nel dialetto reggiano. Atti del Consorzio di Reggio Emilia n.1. Tipografia Bondavalli. Reggio nell’Emilia. 126 pp.
- Franceschini Premuda, 1922. L’organizzazione della produzione. Il contadino. Giugno.
- Gallesio G., 1995. I giornali dei viaggi. A cura di E. Baldini. Accademia dei Georgofili, Firenze.
- Maini, 1951. Catalogo alfabetico di quasi tutte le uve o viti conosciute e coltivate nelle provincie di Modena e Reggio secondo i loro nomi volgari. Tipografia Moneti e Pelloni, Modena
- Meglioraldi S., Ruffa P., Raimondi S., Storchi M., Torello Marinoni D., Vingione M., Boccacci P., Schneider
- A., 2013. Conoscere il patrimonio viticolo per tutelarlo. L’Informatore agrario. 23:50-54
- Re F., 1800. Viaggio agronomico per la montagna reggiana e Dei mezzi di migliorare l’agricoltura delle montagne reggiane. Manoscritto, edito a cura di Carlo Casali. – Reggio Emilia: Officine grafiche reggiane, 1927 – 92 pp
- Re F., 1812. Annali dell’Agricoltura del Regno d’Italia.Tomo XIII. Milano. Tipografia di Giovanni Silvestri., 288 pp.
- Scalabrelli G., D’Onofrio C. Vignani R., 2006. Identificazione e caratterizzazione di vitigni minori toscani mediante tecniche ampelografiche e molecolari. Atti CONAVI. Ancona 21-23 giugno.