
Sanpietra. È uva cattiva, rossaccia, ha grappolo piuttosto grande che picciolo, guscio molto tenero, e grana rotonde e grosse. E delle prime a maturare, e delle più dolci, ma parimenti delle più insipide. Non porta acqua, fa vino debole, e temo che sia di poca durata1.
È vitigno poco conosciuto e di sinonimia incerta che io non mi arrischio a registrare. Era conosciuta sulle colline di Moglio e non è nuova ai vignaiuoli della valle del Reno e di qualche paese della Romagna; ma il Marchese Bevilacqua preferì ricavarne i maglioli dai piantamenti antichi del comune di Monte S. Pietro nell’alta valle del Lavino, ove sembra indigeno, per quanto sia sparso su ampio territorio nelle antiche alberate del Bolognese. Nel Saggio di Ampelografia Universale del signor Conte Giuseppe di Rovasenda è citata anche la Sanpiera della quale pure fa cenno l’Acerbi ed anche il Froio, fra le uve nere. Però il Rovasenda scrive d’averla vista elencata fra le uve bianche. Ed è vero; ed il peggio è che l’errore proviene dalla stessa Commissione ampelografica provinciale di Bologna. Infatti nel riferimento stampato nel Fascicolo XII, anno 1879 del Bullettino ampelografico del Ministero di Agricoltura, si trova la Sanpiera elencata fra le uve bianche (pag. 408).
Non mi è riuscito di imparare se anche ad una vite a uva bianca e a quale si attribuisca questo stesso nome.
È vite dal portamento maestoso con signorile eleganza di pampini diffusi, robusti, espansi.
Ceppo e branche robusti, vegetazione forte e precoce.
Tralci lunghi, grossi, rigati, a strisce rosee che verso il sole diventano rosso brune. Corteccia aderente, spessa, giallognola, o meglio color cannella pallido.
Legno non molto duro, midollo assai sviluppato.
Internodi alquanto lunghi, dritti; nodi non molto marcati.
Germoglio apicale curvato a collo di cigno, lucente, colorito in roseo;
le femminelle spuntano presto e si allungano assai.
I viticci escono specialmente nei nodi sovrastanti a quelli uiferi e sono per lo più bifidi lunghi e vigorosi.
Gemme poco sporgenti allungate e colorite più di quelle dell’Albana nera; germogliamento precoce più dell’albana nera e cioè con un anticipo di circa otto giorni sul Negrettino.
Sviluppo rapido;
Foglie larghe, quinquelobate; distese, d’un bel verde chiaro.
Picciuolo lungo quanto la foglia, o due terzi della foglia. Per maggiore esattezza dirò che il picciuolo è quasi sempre un po’ più corto della nervatura mediana. La larghezza della foglia di poco supera la lunghezza. Esso è verde e leggermente colorito, glabro e un poco scannellato, forte.
Seno picciolare aperto nella foglia giovane e che va chiudendosi nella foglia adulta per accostarsi e sovrapporsi dei lobi superiori. I due seni inferiori sono ovali, più marcati dei superiori.
Le nervature sono di colore roseo al loro inizio.
La dentellatura doppia e acuta nella foglia giovane, è meno acuta nella foglia adulta, e diviene uncinata.
La foglia è verde intenso lucente nella pagina superiore, prima increspata, poi liscia.
Le foglie dei tralci apicali hanno un tomento bianco-roseo che presto scompare. Nella pagina inferiore la foglia è leggermente cotonosa e verde pallido.
La defogliazione è tardiva, le foglie all’autunno si fanno rosso-scuro.
Fiore lungo, conico, espanso; accompagnato da robusto viticcio; comincia a spuntare dal quarto, o più spesso dal quinto nodo; per lo più si hanno due fiori consecutivi; ovvero alternati ad un nodo sterile.
Fiore verde, leggermente cotonoso.
Fioritura nella prima decade di giugno; allegagione sollecita; colatura rara.
Il grappolo ha la forma generale di quello del Sangiovese, conico, alato di grandezza superiore alla media, quasi spargolo.
Acini ovoïdi, poco pruinose, di un bel nero, o meglio violaceo scuro; buccia aderente, consistente, polpa croccante, incolore, sapore dolce-acidulo, fresco, gradevole.
Matura nella seconda metà di settembre quasi contemporaneamente all’Albana nera e al Negrettino; assai durevole sul tralcio e anche dopo staccata ed è buona; pure per uva da tavola da conserva. Buccia sottile cassico. Grappo robusto. Pedicelli robusti con disco e cercine marcato, sul quale permangono gli stami secchi. Fiocco colorato.
Vinaccioli per lo più due, alquanto piccoli, a becco sottile; calaza marcato e cordone ombelicale rilevato, con frequenti bernoccoli colorati nella parte ventrale.
L’uva oltre che per attitudini mangerecce eccelle per attitudini enotecniche.
Anche per questo vitigno il sig. Marchese ebbe la cortesia di far del vino con uva separata e il vino venne assoggettato ad analisi accurata dal D.r Adolfo Bono, coi dati che si riportano.
L’assaggio ripetuto diede le sensazioni che qui si accennano.
Vino di colore rosso-rubino, chiaro, di giusta vinosità, sapido e fino, è leggermente profumato, malgrado la giovinezza del vino stesso e delle piante d’onde proviene, in complesso superiore a quello dell’Albana nera.
Analisi di vini di Sanpiera
del Marchese Bevilacqua
(Anno 1904)
Acidità totale (acido tartarico) …….. 6,38
Acidità volatile (acido acetico) …….. 1,47
Acidità fissa (acido tartarico) …….. 4,50
Bitarrato potassico …….. 2,55
Alcool …….. 11,2
Estratto …….. 22,5
Ceneri …….. 2,20
È vitigno che presenta sufficiente resistenza alle malattie crittogamiche, che prospera nei terreni argillo-calcari. Potato a 2 tralci da 5 a 6 gemme nelle colline di Moglio, si trova assai bene, e può maturare convenientemente fino a 300 m. e più nelle buone esposizioni2.