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Uva Albanone

Voi il mosto esser d’albana / E sia giala e ben matura / Dolce, e biancha, ma lontana / Nata sia da la coltura / Anco e bon, for di misura / Il maiolo e l’albanon1.

L’Albanone “Alcuna chiama Albana rara,e l’altra Albana spessa di grane,e marcisce facilmente;si chiama ancora Bottara; l’Albanone, pero che matura prima dell’altra Vua, non ne tocca al Padrone!2.

Citata tra le uve coltivate nel bolognese ne “Corso teorico e pratico di agricoltura libro XXX v.53 come Albanona.

Un’uva Albanona è citata tra le uve comunemente coltivate a Bologna nel 18714. Sempre lo stesso anno citata anche ne “Annali del Ministero di agricoltura, industria e commercio” tra le uve del bolognese5.

Cusmano, 1889, cita Albanona tra le uve principalmente coltivate in Emilia, tra le uve “di altri colori”, ne’ bianche, ne’ nere6.

ALBANONA ( Viticoltura ). — [Nome di un vitigno coltivato nel Bolognese]7.

Il grappolo [dell’Albana] è di forma cilindro-conica allungata, più o meno alato; piuttosto serrato in questa varietà, più spargolo nell’Albanone, graspo verde, o giallastro; peduncolo robusto, corto; talora rosso; pedicelli medi; più corti ed esili che nell’Albanone. Acini sferici, di media grandezza, con buccia leggermente pruinosa e sottile, tenera, verde che a maturazione completa assume un bel color giallo-dorato, talora chiazzato di rossastro. Polpa molle, sugosa, di sapore dolce, unpoco astringente. Vinaccioli per lo più due, di media grossezza. L’uva di Albana quando è cresciuta su piante un po’ elevate dal suolo, in esposizione ventilata e soleggiata, si conserva un paio di mesi e può servire come uva da tavola, o da governo. Il mosto è per lo più molto zuccherino. La media glucometrica del mosto d’Albana, tanto in vigneto come sulle alberate, nella proprietà del Marchese Bevilacqua è di 22°. Nei colli di Dozza arriva facilmente a 25°, e di poco vi si discostano i mosti che si raccolgono nelle pianure alte sui festoni arieggiati dell’Imolese e di altre parti della Romagna. L’acidità del mosto è piuttosto scarsa: ma il vino ottenuto colla fermentazione delle buccie si arricchisce di tannino e di acido malico che gli danno un fondo amarognolo, e talora allappante, che fa un contrasto, non sempre gradevole colla pastosità, ora dolcezza, ora alcoolica, ora dolce, del vino stesso8.

Albanone: È una sotto varietà di Albana, che sembra più diffusa in Romagna, per lo più promiscuamente coltivata coll’Albana vera, la quale sui colli del Bolognese, specialmente lungo la vallata del Reno, si denomina comunemente Albanina. Il primo autore a parlare dell’Albanone, come abbiam visto, è il Vincenzo Tanara, e dovrebbe corrispondere all’Albana rara che marcisce meno facilmente di quella spessa di grana, cioè a grappoli serrati. In un lavoro di ampelografia, in corso di stampa, intorno alle note pratiche sulle varietà di viti, che mi viene favorito dall’egregio collega, prof. Molon, si riporta che il Caldesi ha riscontrato che l’Albana a lungo grappolo del Ravennate, che dovrebbe essere l’Albanone, ha vinaccioli olivastri, a collo lunghetto e strozzato, coll’estremità ingrossata ed ottusa, all’opposta estremità, inegualmente lobati, colla calaza ovale, solcata.
L’Albanone, comunemente denominato Albana, è ad ogni modo la sotto varietà più diffusa in Romagna e deve corrispondere alla Bertinora.
Nella provincia di Bologna è classica quella di Casalfiumanese diffusa, del resto, con selezioni diverse in tutto il circondario d’Imola, come pure in quello di Faenza, Cesena, Forlì, nella parte collinare, mentre nella pianura si trova estesamente coltivato anche il Trebbiano.
L’Albanone non è soltanto allevato a vigneto, ma anche a festoni, maritati all’olmo, o all’acero nei maestosi filari alberati che formano così elegante decorazione del piano e del colle della Romagna e dell’Emilia.
È un vitigno molto vigoroso, a grande espansione, di vegetazione un po’ disordinata che in vigna vuole potatura media, o lunga, non prestandosi affatto ai sistemi a cornetto.
Comincia a fruttificare alquanto tardivamente, cioè al 5° anno. Ha sistema radicale molto espanso, piuttosto esigente in fatto di concimazione, facendo largo consumo di sostanze nutritive, per quanto adattabile alle diverse nature di terreni. Se non che in quelli argillosi freddi e negli ambienti umidi ove sono frequenti le nebbie, va soggetto alla colatura. Ed è per questo che il suolo calcareo, più facile a scaldarsi e l’ambiente più tiepido dei colli romagnoli, convengono di più all’Albanone che le terre argillose delle valli più fresche del Bolognese; ove, specialmente a cura dell’Ill.mo sig. marchese Bevilacqua è stata selezionata e diffusa l’Albana o Albanina precedentemente descritta.
Peraltro nelle apriche colline di Moglio, l’Albanone riesce assai bene in vigna, con potatura abbastanza espansa, tipo Médoc, o Guyot doppia, con intelaiatura di sostegno costituita da un paletto ad ogni ceppo e due fili di ferro, com’è indicato nella fig. 4 la quale ci dispensa da ulteriori spiegazioni.
L’Albanone ha ceppo vigoroso, che ingrossa assai presto ed è ricoperto di corteccia grossolana, di color bruno, facile a staccarsi a larghi brandelli, anche sulle branche dopo il 2° anno; portamento espanso. Tralci grossi, lunghi, robusti, ma bisognosi di sostegno, internodi medi o lunghi; nodi assai marcati, viticci forti e lunghi, bifidi, corteccia aderente color cannella, finamente striata, femminelle numerose e robuste. Gemme coniche, poco sporgenti, brune che si schiudono abbastanza precocemente. Germogli vigorosi, molto cotonosi, colle foglioline feltrate, orlate di rosa. L’epidermide del germoglio è bicolore, verde-chiaro da una parte, con sfumature longitudinali rosso-violaceo. Grappolini verdi, cotonosi, a pannocchia allungata, robusti, poco ramosi, che fioriscono tardivamente (2ª metà di giugno). Escono per lo più a partire dalla 4ª gemma. Foglie piuttosto grandi, fra il cordiforme e l’orbicolare, con 3 a 5 lobi poco marcati; dentellatura irregolare, acuminata; bollose e rugose nella pagina superiore che è convessa e revoluta in basso e di color verde denso, opaco. Ha la pagina inferiore, fortemente cotonosa, di color verde-grigio; seno picciolare a lira, per lo più chiuso per la sovrapposizione dei lobi; picciuolo lungo, scannellato, cotonoso, verde con sfumature rossastre. Nervature rilevate alla pagina inferiore, cosperse di peluria; grosse, forti. Grappolo cilindro conico allungato, piuttosto spargolo; talora migliarinato, contenente cioè acini piccoli per parziale aborto, ciò che rende talora il grappolo irregolare ed incompleto. Graspo forte, allungato, poco ramoso, verde; si mantiene erbaceo meno che all’inserzione, anche quando l’uva matura. Pedicelli più lunghi ed esili che nell’Albana, o Albanina. Acini sferici, di grandezza media; buccia sottile, facile a rompersi, soggetta alle muffe; polpa molle, fondente, molto zuccherina. Il mosto raggiunge facilmente 22, 23 e perfino 25 di glucosio. Vinaccioli generalmente due, piuttosto piccoli, allungati. La maturazione è piuttosto precoce, vale a dire alla fine di settembre. L’uva acquista un bel colore dorato, trasparente, di nobile e gradevole aspetto.
Per quanto molto discusso, il pregio del suo vino è veramente notevole, e non è senza significato che la fama se ne è conservata e consolidata traverso molti secoli; ed anche oggidì, quando le uve comuni della medesima regione si vendono a L. 10 a 15 al q.le, l’Albana e l’Albanone trovano facile collocamento a 18, 20 e anche 25 lire al quintale nelle località e nelle annate più favorevoli; ciò che è avvenuto anche nel 1905. Il vino, per quanto gli si possa rimproverare di riuscire denso, agro-dolce, pastoso, è però sempre generoso; e, fatto colle dovute cure, riesce limpido, abbastanza secco, senza essere sgarbato, di un bel color oro, attraente, per il che trova largo favore presso i consumatori9.

La fig. 4 è tolta da una fotografia eseguita dallo stesso marchese Bevilacqua.

Filippo Re prova a ipotizzare un nome latino da associare all’Albanone, coltivato nell’orto botanico di Bologna: “Albana Maxima”10.

Comunemente allevata ad alberata nel bolognese, particolarmente in pianura11.

Nel testo “Saggi gleucometrici e acidimetrici sui mosti italiani della vendemmia 1925”, l’Albanone è citato tra le uve coltivate nel colle piano bolognese, con un livello massimo di acido tartarico per litro di 9,7. E’ interessante vedere che solo tre uve sono citate per nome, ovvero questa, il Trebbiano e il Negretto, mentre genericamente tutte le altre sono raccolte tra uve nere e bianche. Glu zuccheri riduttori sono 16,1, secondi solo alle uve “nere”12. Lo stesso anno Marzotto confonde l’Albanone con la Bertinora.

Albanone, a grappoli più spargoli e, sembra, meno soggetti a marcire13 rispetto l’Albana.

  1. G. Cesare Croce – Canzone nuova e ridicolosa in lode de’ sughi, 1610  ↩︎
  2. V. Tanara – L’economia del cittadino in villa, 1644 ↩︎
  3. C. Berti Pichat – Istituzioni scientifiche e tecniche, ossia Corso teorico e pratico di agricoltura, 1866 ↩︎
  4. G. Frojo – Monografia sul miglior modo di coltivare la vite in Italia, 1871 ↩︎
  5. Annali del Ministero di agricoltura, industria e commercio, 1871 ↩︎
  6. G. Cusmano – Dizionario Metodico-Alfabetico di Viticoltura ed Enologia, 1889 ↩︎
  7. Dizionario di agricoltura – vol. 1, 1892 ↩︎
  8. D. Cavazza – “Albana” L’Italia Agricola, 1906 ↩︎
  9. D. Cavazza – “Albanone” L’Italia Agricola, 1906 ↩︎
  10. F. Re – Rapporto a sua eccellenza il sig. Ministro dell’Inerno dello stato dell’Orto Agrario, 1912 ↩︎
  11. L. Zerbini – “Allevamento e potatura della vite in alberata” Annali della Società Agraria della provincia di Bologna, 1912 ↩︎
  12. Saggi gleucometrici e acidimetrici sui mosti italiani della vendemmia 1925, 1926 ↩︎
  13. B. Bruni – L’Italia Agricola 89, 1952 ↩︎
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